Siamo destinatari interpreti e creatori di segni. Da alcuni millenni almeno. Sono diventati non solo parte della realtà che ci circonda, ma probabilmente li consideriamo nel nostro quotidiano la parte più importante della realtà, più importante anche di quella naturale.
Tanto più che è oggi impossibile individuare una distinzione drastica che separi il mondo naturale da quello umano e culturale, caratterizzati invece dalle loro interazioni continue inevitabili e complesse.
Anche quanto ci appare un dato naturale sappiamo che esso stesso è frutto anche di nostre mediazioni e costrutti.
Ma appunto per questo occorre tornare a riflettere sempre su quanto ci è dato e su quanto da noi è costruito. I segni sono un ambito particolarmente significativo del nostro essere e del nostro esserci in questo mondo.
“Segno – cito Eco – si ha in tutti quei casi in cui qualcosa sta al posto di qualcos’altro sotto qualche rispetto o capacità, il velo musulmano è un fenomeno semiotico, come lo sono le uniformi, la cui funzione primaria non è quella di proteggere il corpo dalle intemperie, e i copricapi (anch’essi spesso graziosissimi) delle suore”.
In questo senso anche i cartelli stradali sono segni – con i loro aspetti di significante e di significato – come lo sono i numeri, le lettere dell’alfabeto, i segni stenografici, le parole, le equazioni, le note musicali, i colori dipinti su una tela, e chi più ne ha più ne metta.
Non privi talvolta di ambiguità, fraintendimenti e distorsioni. Basta considerare (osservazione anch’essa di Eco) il colore giallo del semaforo: inteso, secondo il Codice stradale, come un avviso di rallentare e fermarsi; ma spesso interpretato come un invito ad accelerare prima che diventi rosso.
La ricchezza semantica dei segni è l’oggetto che questo n.3 (gennaio 2019) della Rivista mette al centro e propone alla riflessione e approfondimento comune. Con la consapevolezza che il panorama non può essere esaustivo , ma si tratta certamente di alcune ottiche e prospettive sul mondo dei segni, utili per introdurre ed esemplificare questa dimensione che attraversa tutte le civiltà.

Editoriale (n. 3 – Gennaio 2019) – di Carlo Rodriguez

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