E’ famosa la frase di A. Eistein “la logica ti porta da A a B, l’immaginazione ovunque”. Vera, ma in qualche modo incompleta. L’immaginazione – come diceva Maria Montessori – richiede esattezza altrimenti sfocia nella mera fantasia e nell’inconcretezza. La capacità di costruire una comunicazione efficace nasce dalla capacità di dare un nome (concrettezza) a quanto vogliamo comunicare. Il presente contributo mira ad offrire alcune riflessioni su come “imparando a pensare con le mani” possiamo migliorare la nostra capacità di analisi e comunicazione.

Il primo assioma della comunicazione recita “Non si può non comunicare”. Quindi tanto vale comunicare al meglio.
Non solo: la comunicazione non può essere lasciata al caso o improvvisata. Essa richiede di essere pianificata e gestita al meglio così da garantirne la piena efficacia.

“Pensare con le mani”1 è sicuramente un modo per migliorare il grado di consapevolezza e di comprensione di ciò che è oggetto della nostra comunicazione. “Pensare con le mani” significa introdurre nel processo di analisi e esplorazione dei contenuti la manipolazione e la costruzione quale fattore facilitante il processo stesso. Se è vero – come è vero – che “nominare è conoscere e conoscere è potere”, l’utilizzo delle mani per rappresentare modelli tridimensionali del proprio pensiero facilita il processo di “nomina delle cose” garantendone così un grado di consapevolezza e conoscenza più evoluto. E’ infatti proprio attraverso la costruzione che è possibile “dare un nome” ad elementi sino a quel momento opachi e al fine di renderli più chiari, fruibili e condivisibili.

Maria Montessori2 scriveva: “La mano è quell’organo fine e complicato nella sua struttura, che permette all’intelligenza non solo di manifestarsi, ma di entrare in rapporti speciali con l’ambiente: l’uomo prende possesso dell’ambiente con la sua mano e lo trasforma sulla guida dell’intelligenza, compiendo così la sua missione nel gran quadro dell’universo3”.

La Montessori aveva così compreso come “le mani fossore l’organo dell’intelligenza”: uno strumento fine e complicato che ci consente di conoscere e creare relazioni e, quindi, in altre parole di aprire canali di comunicazione. Una consapevolezza che la portò ad affermare “che quando l’uomo pensa, egli pensa ed agisce con le mani”. Un’affermazione potente ma inconfutabile.

Tanto inconfutabile che le neuroscienze stesse con la loro rappresentazione del “cortical homunculus4 ci confermano sul fatto che le mani sono una risorsa estremamente importante per noi tutti5.

Ancora Maria Montessori, in “Dall’infanzia all’adolescenza”, afferma che “dall’esame del dettaglio nasce lo studio dell’insieme”. Attingendo alla mia esperienza di facilitatore di processi di apprendimento e comunicazione veicolati attraverso la costruzione di modelli 3D, posso affermare che l’esame del dettaglio si innesca nel momento stesso in cui le persone iniziano a raccontare i singoli elementi che compongono il loro modello raggiungendo, al termine del loro racconto, ad una visione di insieme che è molto di più della sola somma dei singoli dettagli.

Come già detto, molte delle nostre comunicazioni risultano non efficaci perché i contorni della stessa e dei suoi contenuti non sono sempre chiari. Ma come si può ridurre il margine di opacità? Utilizzando supporti (in questo caso la rappresentazione del nostro pensiero attraverso modelli tridimensionali) che consentano alla comunicazione di essere preventivamente strutturata e organizzata. La costruzione aiuta a dare esattezza e costituisce (con tutti i suoi elementi) una sorta di “corrimano” cui rimanere agganciati per sviluppare una narrazione coerente e inclusiva.

Ma non è solo la Montessori e le citate neuroscienze che consentono di meglio comprendere quanto “pensare con le mani” aiuti a creare le precondizioni per una comunicazione efficace, efficiente, inclusiva e che eviti di sprecare tempo e parole.

Anche Saymour Papert6 aveva rilevato che “quando costruisco qualcosa al di fuori di me l’apprendimento avviene meglio”. Perché? Perché le persone diventano parte attiva del processo di apprendimento. Se quindi vogliano appropriarci in un grado massimo dei contenuti della nostra comunicazione potrebbe essere utile entrare come parte attiva del processo di conoscenza degli stessi grazie alla loro “costruzione” e quindi alla loro rappresentazione.

La costruzione e la rappresentazione dei contenuti della comunicazione ha inoltre un altro vantaggio: quello di mantenere il focus sul contenuto che si desidera comunicare evitando di spostare l’attenzione sugli attori della comunicazione. Uno spostamento rischioso perché potrebbe inficiare totalmente l’efficacia comunicativa: i soggetti sono infatti così concentrati su di loro e sulle caratteristiche proprie e del proprio interlocutore da perdere completamente il riferimento al contenuto. Questa dinamica è spesso la radice da cui nascono conflitti personali che rendono tossica la comunicazione. Quindi usare artefatti per veicolare la comunicazione non rende la stessa solo più efficace, ma al contempo la protegge da fattori inquinanti legati a questioni che nulla hanno a che vedere con i contenuti.

Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare e esemplificazioni da portare a supporto, ma volendo concludere questo primo contributo si può affermare che quanto più riusciamo a rappresentare e a dare forma ai contenuti della nostra comunicazione tanto più il nostro grado di consapevolezza e chiarezza comunicativa ne guadagna. Così come ne guadagna il clima in cui la comunicazione avviene. Certamente “pensare con le mani” non si improvvisa, ma al contempo è qualcosa di connaturato in noi, un atto naturale che ha accompagnato e accompagna la nostra crescita e il nostro sviluppo sin dai primi giorni della nostra vita.
 


1 Una formula fortunata spesso utilizzata  anche per indicare una metodologia che si chiama “LEGO SERIOUS PLAY”. Si veda “LEGO SERIOUS PLAY: pensare con le mani” di Beltrami Giorgio, Franco Angeli 2017.
2 Maria Montessori (1870 – 1952)
3 Maria Montessori, “Il segreto del bambino”, Garzanti 1936
4 Si veda ad esempio il lavoro di Wilder Penfield (1891 – 1976).
5 Il 70-80% delle connessioni neurali sono tra mani e cervello.
6 Saymour Papert (1928 – 2016). Padre nobile delle teorie del “costruzionismo” e già allievo di Jean Piaget.
Pensare con le mani: un nuovo paradigma per una comunicazione efficace di Giorgio Beltrami

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