La comunicazione umana passa sin da un’età antichissima attraverso la parola scritta. Fissate su di un supporto relativamente durevole, le comunicazioni pubbliche e private potevano raggiungere destinatari anche molto distanti, oltre che molteplici. Attraverso un excursus composto da esempi significativi pervenuti sino a noi sotto forma di reperti archeologici, si illustra come la corrispondenza degli antichi popoli del Mediterraneo mostrasse già in sé virtualitá e problematiche simili a quelle del mondo moderno.

La comunicazione scritta, nata per rendere durevoli le informazioni e più agevole la loro trasmissione, ha mostrato nel corso della storia le sue virtualità, come pure i limiti che ne possono derivare.
Può risultare utile, per meglio comprendere alcune dinamiche della comunicazione scritta a partire dalle sue origini, uno sguardo alla corrispondenza epistolare degli antichi popoli del Mediterraneo. Uno degli aspetti più affascinanti di questo modello comunicativo è il fatto che la necessità di chiarezza nelle comunicazioni epistolari pubbliche, cioè destinate a produrre effetti sulla vita politica e sociale della comunità, portò ad una prima grande unificazione linguistica: nel II millennio a. C., i grandi popoli del Mediterraneo scelsero la lingua accadica, dalla struttura più semplice e conosciuta da un maggior numero di persone, come veicolo per le comunicazioni istituzionali.
I firmatari di queste missive sono sempre coloro i quali rivestono la più alta carica rappresentativa, i regnanti dei popoli, quali ad esempio il “gran re d’Egitto”, o il “gran re di Hatti” (monarca del popolo ittita, antica Anatolia), o ancora il re dell’isola di Cipro.
Nonostante la prassi diplomatica fosse nota alle corti di tutti gli antichi sovrani, non mancano le incomprensioni. Un documento noto come “lettera di Tawagalawa”1 si rivela essere un’epistola di rammarico e richiamo formale nei confronti di un re che non si è comportato secondo il protocollo prestabilito: la prassi diplomatica per il buon mantenimento delle relazioni politiche e commerciali degli antichi popoli mediterranei prescriveva che i messaggeri, recanti notizie da parte di un altro stato, portassero saluti formali del re in persona, e doni di pregio a suggello dei buoni rapporti. In questa lettera, invece, il sovrano ittita Hattusili III si lamenta aspramente del fatto che l’ultimo messaggero giunto a nome del re di Ahhiyawa (da identificarsi probabilmente con il sovrano miceneo) non ha portato né saluti né doni.

La lettera EA 289, proveniente dall’archivio di Amarna,
e conservata al Vorderasiatisches Museum, Berlino.

Il più grande archivio di lettere antiche a carattere diplomatico è quello di Amarna, in Egitto; oltre ad esso, occorre ricordare che sempre dall’Egitto proviene anche il maggior numero di testimonianze di corrispondenza interna (non internazionale), sempre a carattere pubblico, amministrativo: ordini di generali ai soldati o controversie burocratiche fra personaggi che rivestono cariche pubbliche2.

Più semplici nella struttura e meno legate a cerimoniali stereotipati appaiono le lettere ad uso privato: con questa categoria si individuano lettere in cui l’oggetto del messaggio non riguarda stati o fatti rilevanti per la vita pubblica.
Molto più rare, rinvenute in numeri esigui in contesti diversi (dalla Siria, alla Mesopotamia, all’Egitto) le lettere private riguardano soprattutto istruzioni su come si conducono alcuni affari o consigli pratici per un mestiere, oppure richieste di informazioni di natura personale, come ad esempio circa la salute di un familiare malato3.
Non manca anche qualche lettera scritta nella forma letteraria della raccomandazione: essa contiene normalmente consigli, istruzioni per persone giovani da parte di saggi o esperti4.
Nella corrispondenza privata il problema dell’incomprensione è praticamene assente, dal momento che mittente e destinatario comunicavano nella stessa lingua.
Qualunque fosse la loro destinazione d’uso, i testi epistolari del mondo antico appaiono tutti scritti secondo regole o modelli precodificati, e pressoché assenti sono le lettere scritte di getto, o bozze di corrispondenza; l’archeologia potrebbe comunque in ogni momento

 


1 Il documento ha il numero di catalogo KUB XIX 3 I, 53 sgg.
2 Per un repertorio abbastanza completo della corrispondenza pubblica e privata nell’antico Egitto si veda: P. Testa, Lettere dall’antico Egitto (Lulu.com, 2013).
3 Questo tipo di documenti è presente soprattutto in contesti della Mesopotamia nel periodo denominato Paleobabilonese (2000 a. C – 1595 a. C. circa), l’epoca in cui si ricorda la figura del sovrano Hammurabi, primo codificatore di leggi scritte.
4 Tutti questi testi hanno elementi in comune, e sono scritti nel genere della letteratura sapienziale, diffusa in tutto l’antico Oriente, oltre che in Egitto.

Comunicare nell’antichità: casi di corrispondenza pubblica e privata di Benedetta Torrini

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