Esisteva in passato un modo della comunicazione artistica, basato su due pilastri: sulla comunicazione simbolica; sull’osservazione della natura e la sua riproposizione dei concetti sotto forma simbolica o esoterica.

Se guardiamo alla comunicazione simbolica, la possiamo trovare bene esemplificata nell’arte sacra, dove i Santi sono sempre stati rappresentati assieme a oggetti o in situazioni che permettessero alla popolazione di identificarli immediatamente. In quel caso la necessità di conoscere e rappresentare la reale fisionomia del Santo in questione era qualcosa che passava in secondo piano, perché tutti sapevano chi fosse il possessore o a chi si riferisse quel dato oggetto.

Si può pensare ad esempio al vasetto di olio santo di Maria Maddalena o alla graticola di San Lorenzo.

Questa forma di comunicazione è molto usata anche oggi, poiché, grazie alla mente geniale di Steeve Jobs, anche il programma con cui sto scrivendo quest’articolo è pieno di simboli che richiamano a funzioni utili all’organizzazione del testo.

Basti pensare alla figurina della stampante che rappresenta, simbolicamente, la possibilità di stampare un testo.

La seconda forma di comunicazione è oggi quasi completamente perduta, forse perché fin dall’inizio era una comunicazione nascosta.

Sto parlando della progettazione architettonica secondo i numeri irrazionali, in particolare: φ, π, √2, √5.

Questi numeri sono infiniti e si ritrovano sia nelle misure del corpo umano che in quelle di numerose piante e animali. Per questi motivi i nostri antenati li ritenevano numeri divini; infiniti come Dio e presenti all’interno della creazione materiale come Lui.

Se prendiamo due misure di questo braccio e le dividiamo, p.es. 13/8, otteniamo: 1,625

La sezione aurea φ = 1,618033…

Partendo da questo valore è stato definito un particolare angolo detto Angolo aureo.

Data una circonferenza (360°) possiamo dividerne il valore in gradi (360°) per la sezione aurea:

360° / φ = 222,5°

Se togliamo il risultato ottenuto da 360°, otteniamo l’Angolo aureo.

360° – 222,5° = 137,5° Angolo aureo

Ebbene se, ad esempio, prendiamo la pianta del girasole e misuriamo la distanza fra i piccoli fiori che spuntano, uno di seguito all’altro, noteremo che sono disposti secondo una struttura a spirale con angoli di valore quasi equivalente a quello dell’angolo aureo (137,5°). Queste posizioni permettono ai fiori appena spuntati di non farsi ombra fra loro. La natura dispone quindi i germogli in modo da ricevere più luce possibile.

Gli antichi, osservando il loro corpo e l’ambiente naturale, avevano trovato questi numeri e avevano capito che costruendo edifici con queste misure, oppure i loro multipli e sottomultipli, si armonizzava la mente delle persone che li guardavano e li abitavano. Questi edifici erano, in ultima analisi, una comunicazione permanente di pace, armonia e bellezza. Gli architetti antichi come Fidia, Vitruvio, Alberti e Brunelleschi avevano capito che le persone che abitavano in una città dove erano presenti degli edifici costruiti con queste proporzioni, li consideravano belli, simmetrici, razionali e degni di stare in quel luogo. Inoltre, una volta costruiti, diventavano dei punti di riferimento immediati per la popolazione, come se ci fossero sempre stati.

Gli abitanti di questi luoghi erano e sono orgogliosi di risiedere vicino a questi capolavori e vogliono preservarli, questo promuove senz’altro la pace sociale.

Bisogna comprendere poi che le reazioni umane a queste misure geometriche sono, per la maggior parte, inconsce e che, quindi, la comunicazione inviata in questo modo raggiunge gli strati più profondi della nostra anima!

Oggi purtroppo tutto questo è praticamente perduto, nelle facoltà di architettura non si studia più la progettazione secondo gli antichi criteri.

Aspetti della comunicazione artistica nel mondo antico – Daniele Ricci

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